Viaggi del tÈ

Nell'altro Egitto il tè è senz'acqua

Viaggio in Nubia
di Roberta Rianna

Un tempo era il regno dei faraoni neri, oggi è abitato dai “belli del deserto”.
E’ il corridoio nubiano, stretto tra Egitto e Sudan, a ridosso del grande fiume. Una terra a cui è stato sottratto spazio e dignità con la costruzione della diga di Assuan, ma dove sopravvive – negli insediamenti che costeggiano il Nilo fino ad Edfu - un popolo fiero e misterioso, che trova le proprie radici in antiche tradizioni, come quella del tè senz’acqua.
Dai porticcioli che punteggiano Assuan, nell’Alto Egitto, è facile raggiungere i villaggi nubiani con le imbarcazioni locali: meno di un’ora a bordo di una feluca a motore, dove si resta incantati dai tramonti rosa tra le dune, dal verde così opportuno delle palme imperiose e dalle voci intonatissime dei ragazzini che per qualche spicciolo, da una barchetta a remi, cantano come juke-box “nel blu dipinto di blu”.


E’ il turismo, bellezza. Un’industria che confonde e contamina, ma in compenso regala il sogno e porta benessere. Nella Nubia egiziana, ridotta a tremila abitanti dai 70mila dei primi del Novecento, a quanto pare si vive bene. La macchina turistica, unita a una innata parsimonia, ha elevato di rango i nubiani di oggi.
Più ricchi degli egiziani e così diversi dai loro vicini di casa, bevono acqua di fiume, fumano hascish, ballano per sette giorni e sette notti per festeggiare gli sposi, e non rispettano nessuno dei cinque pilastri dell’Islam.
Musulmani di fatto non sono praticanti, fanno le nozze tra di loro e guardano gli egiziani, il cui governo li costrinse all’esodo per far posto alla diga, dall’alto in basso: un po’ per la statura superiore alla media - altezzosi e slanciati nelle loro vivaci gallabye - un po’ per l’orgoglio di una potente identità di razza.


Differenti in tutto, anche nella preparazione del tè, bevanda culto dei beduini del deserto, che ne servono una miscela aromatizzata alla menta, e degli arabi di città, che lo sorseggiano dolcissimo fumando la shisha, ovvero il narghilé.
Tra le quattro mura di una casetta nubiana, dove in un acquario puoi trovare anche un coccodrillo bambino che spalanca le fauci per gioco, il tè che dà ristoro nei giorni del solleone è altrettanto usuale, ma profondamente diverso. La ricetta è presto detta, metti il latte caldo al posto dell’acqua, lascia la miscela in infusione per qualche minuto e l’identità di un popolo è salva ancora una volta.

 

Roberta Rianna

 

il tè
- la storia
-
la pianta
- l'infuso
- le varietà
- i paesi produttori
- i tè famosi
- curiosiTea

risorse
- libri
- indirizzi
- links
- news
- manifestazioni
- corsi
- ricette

[f.a.q]
[focus]
[contatti]

[glossario]

[credits]
[home]


© 1997-2007, TeaTimeClub. Tutti i diritti riservati.
Salvo a fini commerciali, è autorizzata la riproduzione del contenuto del sito purché sia citata la fonte.